I link sono blu perché, a metà degli anni Ottanta, un gruppo di ricerca dell'Università del Maryland scoprì che il blu evidenziava il collegamento senza ostacolare la lettura del testo attorno. Da lì la scelta passò nei primi browser e diventò uno standard di fatto che usiamo ancora oggi, quasi quarant'anni dopo.
Questa storia racconta bene un principio ricorrente nel lavoro sulle interfacce: i dettagli che sembrano ovvi, o addirittura casuali, spesso sono il risultato di una ricerca fatta con metodo.
Gli esperimenti del 1985
Nel 1985 un gruppo di studenti dell'Università del Maryland, guidato dal professor Ben Shneiderman, docente di informatica, condusse una serie di esperimenti per capire come i diversi colori dei collegamenti ipertestuali influenzassero l'interazione degli utenti. L'obiettivo era individuare il colore più efficace in termini di visibilità e leggibilità.
I risultati furono netti:
- Il rosso attirava l'attenzione sui link, ma rendeva più difficile leggere e comprendere il testo circostante. Lo stesso Shneiderman, ricostruendo la vicenda, ha spiegato che l'evidenziazione in rosso rendeva i collegamenti più visibili ma riduceva la capacità di leggere e ricordare il contenuto.
- Il blu risultava la scelta ottimale: abbastanza scuro da essere visibile su sfondo bianco, abbastanza chiaro da distinguersi su sfondo nero, senza sovrastare il contesto del testo.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Mozilla, che si basa sul racconto di Shneiderman, il collegamento azzurro evidenziato fu sviluppato dal gruppo e implementato dallo studente Dan Ostroff. Dopo la conclusione della ricerca, i link blu furono integrati in HyperTIES, un sistema di authoring ipertestuale nato nel 1982 e commercializzato da Cognetics Corporation.
Cosa dicono le pubblicazioni
La ricostruzione di Mozilla colloca la prima comparsa del blu nei collegamenti proprio in HyperTIES, dopo la fine della ricerca in Maryland. Riporta inoltre che, a una conferenza del 1987, Shneiderman parlava dell'evidenziazione in azzurro come colore predefinito dei collegamenti, tema studiato empiricamente. Il lavoro più noto del gruppo sul tema è l'articolo "Embedded menus: Selecting items in context" di Shneiderman e Koved, pubblicato nel 1986 su Communications of the ACM, volume 29, numero 4, pagine 312-318.
Vale la pena essere onesti su un limite: la cronologia di questa storia poggia in larga parte sui ricordi e sui documenti forniti da Shneiderman stesso, e non è stata verificata in modo indipendente. Per esempio, le fonti divergono sulla data dell'adozione in Mosaic: Mozilla parla del 1993, altre fonti parlano genericamente di metà anni Novanta.
Dal laboratorio ai browser
Alla fine degli anni Ottanta, mentre la progettazione delle interfacce per il web cominciava a guadagnare terreno, le ricerche di Shneiderman sul design ipertestuale ottennero grande attenzione. L'idea di usare il blu per i collegamenti prese slancio e fu infine adottata da browser influenti come WorldWideWeb di Tim Berners-Lee e Mosaic di Marc Andreessen.
Sempre secondo Mozilla, Mosaic fu il primo browser a usare i link blu e nel 1993 il blu stava diventando lo standard per l'interazione con l'ipertesto. La stessa ricostruzione riporta che Shneiderman ha attribuito a Tim Berners-Lee l'uso dell'idea dei collegamenti azzurri nata dal suo lavoro. Non è invece confermato quale fosse l'ispirazione diretta di Andreessen e Bina: l'articolo indica ViolaWWW.
Microsoft, che aveva ottenuto in licenza Mosaic per sviluppare Internet Explorer, adottò a sua volta il blu come colore predefinito dei link. Da quel momento la convenzione smise di essere una scelta e divenne un'aspettativa: l'utente sa che un testo blu e sottolineato si può cliccare, senza che nessuno glielo spieghi.
Il blu oggi
I siti moderni usano spesso colori dei link coerenti con il proprio marchio, come l'arancione o il verde. Il blu resta comunque molto diffuso, anche perché, secondo l'articolo di partenza, è una scelta compatibile con chi ha difficoltà di percezione dei colori.
Se progetti un'interfaccia, la lezione pratica è un'altra. Cambiare il colore dei link per ragioni di brand è legittimo, ma conviene non affidare la riconoscibilità al solo colore:
- mantenere la sottolineatura, o un altro segno visivo, nel testo corrente;
- verificare il contrasto del link sia rispetto allo sfondo sia rispetto al testo che lo circonda;
- distinguere in modo coerente gli stati dei collegamenti, come quello già visitato.
Perché ne vale la pena
La storia del link blu è istruttiva perché mostra quanto lavoro possa esserci dietro i dettagli più piccoli di un'interfaccia. Nel 1985 qualcuno si è preso il tempo di misurare l'effetto di un colore sulla lettura. Quella decisione, presa in un laboratorio universitario, la applichiamo oggi senza pensarci ogni volta che pubblichiamo un collegamento.
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